Non avrei voluto occuparmi di una vicenda tanto torbida e moralmente corrosiva. Ma quando una storia emerge con tanta forza da risacche profonde del potere e della perversione, non basta voltarsi dall’altra parte. Bisogna osservare, analizzare e provare a capire.
E così provo a offrire una modesta lettura criminologica del cosiddetto Fenomeno Epstein, un caso che ha intrecciato sfruttamento sessuale, manipolazione psicologica, controllo sociale e potere sistemico.
E così provo a offrire una modesta lettura criminologica del cosiddetto Fenomeno Epstein, un caso che ha intrecciato sfruttamento sessuale, manipolazione psicologica, controllo sociale e potere sistemico.
Chiariamo subito che Jeffrey Epstein non è stato soltanto un predatore sessuale, ma un architetto di un sistema. Ha costruito, con metodo, una rete nella quale il crimine sessuale diventava leva di potere e strumento di controllo. Il suo non era solo un delirio personale, ma un progetto criminale lucido, in cui il reato non serviva solo come appagamento, ma diventava merce di scambio, arma di ricatto e capitale soprattutto politico.
Dal punto di vista della psicologia criminale siamo davanti a un profilo narcisistico estremo, abbinato a tratti antisociali quali l’assenza di empatia, la strumentalizzazione degli altri e la riduzione dell’essere umano a funzione. Epstein non si limitava a consumare i propri abusi, li documentava. Registrava, fotografava e schedava con attenzione. E così ogni incontro era potenzialmente una scheggia di controllo su qualcuno. Ed è questo fa la differenza tra un predatore isolato e un manipolatore sistemico.
La logica che ha costruito è quella della co-compromissione. In buona sostanza significa che se sei coinvolto non puoi denunciare. Se sei ricattabile sei anche controllabile. Un sistema simile diventa ovviamente autoconservativo; più persone vi sono invischiate, più difficile è distruggerlo. Da qui l’opacità, la rete di protezioni, la lista di nomi, alcuni molto importanti come abbiamo visto. E forse anche l’eco della sua morte in carcere, circondata da omissioni, distrazioni, malfunzionamenti, dubbi che ancora oggi pesano come piombo.
Epstein ha messo in scena un potere che controlla attraverso la colpa, un potere che trasforma l’intimità in debolezza e l’errore in silenzio.
Non è un potere legittimo ma un potere ombra.
E un potere ricattato non sarà mai dalla parte dei più deboli.
Non è un potere legittimo ma un potere ombra.
E un potere ricattato non sarà mai dalla parte dei più deboli.
In fondo, la domanda resta una: perché costruire tutto questo? Perché accumulare così tanto materiale compromettente, sapendo che un giorno poteva ritorcersi contro? Forse Epstein sapeva che sarebbe potuto finire. Forse aveva messo in conto tutto. O forse credeva davvero di poter tenere il mondo in pugno attraverso la vergogna altrui.
Fino alla fine. Fino a quel giorno in carcere, quando le telecamere non funzionavano e le guardie dormivano. O forse, no.
Dott. Luca Losito
Master in Psicologia Criminale
Master Esperto in Criminologia e Investigazione Criminale
