Anche quest’anno sono sceso in centro per la Faradda. “Scendere”, per me, non è solo un modo di dire. Perché vivo nel quartiere di Monte Rosello, nella parte alta e periferica di Sassari, e ogni 14 agosto la città cambia volto.
Quest’anno, però, non ero solo. Sapete già di cosa e di chi parlo. Con me c’era un collega e amico, Richard Hutchinson, fotografo londinese che per la prima volta ha avuto la possibilità di vivere e fotografare la Discesa dei Candelieri. Ne è uscito un bel reportage, accompagnato da un racconto molto intenso, già pubblicato su queste stesse pagine a questo indirizzo—> https://www.sassaricity.it/sassari-negli-occhi-di-richard-hutchinson/
Ma tornando a me… Quest’anno cercavo soprattutto di fotografare le vestizioni, non solo per il reportage destinato alla rivista, ma anche per portare avanti il mio progetto “Il Peso del Sacro”, naturalmente in collaborazione con la redazione di Sassari City, e con il suo direttore Luca Losito , amico e compagno di viaggio in questo progetto.
Non ho scattato tantissimo.
Del resto, non lo faccio quasi mai. Tendo a fotografare ciò che mi serve per costruire un progetto, senza accumulare immagini semplicemente perché la situazione lo permette. Eppure i Candelieri continuano a essere, per me, una fonte inesauribile di spunti, immagini e storie. Quest’anno è successo qualcosa di particolare. Cercando di spiegare a Richard le diverse fasi delle vestizioni, i Gremi, le persone, i rituali e il modo in cui funziona questa festa, mi sono ritrovato dentro la Faradda con un entusiasmo che forse avevo un po’ perso. È come se, raccontandola a qualcuno che la vedeva per la prima volta, l’avessi riscoperta anch’io. E questo mi ha permesso di fotografare in modo più rilassato, meno concentrato esclusivamente su quello che mi serviva per Il Peso del Sacro.
Quelli che vedrete sono alcuni degli scatti realizzati quest’anno e che, molto probabilmente, entreranno a far parte della mostra dedicata ai Candelieri all’interno del progetto che stiamo portando avanti. Il prossimo anno il progetto dovrebbe approdare in una delle quattro città delle Grandi Macchine a Spalla riconosciute dall’UNESCO Sassari, Viterbo, Nola e Palmi. Secondo i programmi, la prossima tappa dovrebbe essere Viterbo, anche perché lo scorso anno, proprio qui a Sassari, abbiamo avuto l’occasione di esporre la Macchina di Santa Rosa. Per questo nuovo capitolo ho scelto ancora una volta il bianco e nero, come continuità narrativa con I 130 Uomini Coraggiosi.
Un modo per raccontare una tradizione antica attraverso immagini contemporanee, mantenendo però una linea visiva che ormai sento profondamente mia. Spero che questi scatti vi piacciano. Buona visione.
Costantino Idini

