“Roma criminale” è un romanzo che finge consapevolmente di essere finzione. In realtà, si presenta come una delle più dirette, violente e consapevoli rappresentazioni del ventre oscuro della capitale. Giuseppe Scarpa, giornalista talentuoso, firma autorevole della cronaca giudiziaria prima per Il Messaggero e ora per la Repubblica, costruisce un racconto nervoso, rapido ed essenziale. La sua penna è abituata al linguaggio delle aule di tribunale e dei rapporti investigativi: asciutta, tagliente, senza orpelli. Ogni paragrafo, (ma potremmo osare affermare anche ogni singola frase) è un colpo che va a segno, ogni riga una prova.
Il protagonista del romanzo è Sandro Marinelli, detto “il Boia”: capo ultras, neofascista, narcotrafficante, figura ispirata chiaramente (seppure mai dichiaratamente) a Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, ucciso nel 2019. Attorno a lui ruota un universo dominato dalla violenza organizzata, da gruppi paramilitari informali, e da un patto oscuro tra curva e criminalità organizzata. Il Boia guida una banda di lupi: uomini che uccidono, sequestrano, ricattano, trafficano cocaina con l’appoggio dell’‘ndrangheta. Il romanzo narra l’ascesa fulminea di Marinelli, la sua presa su Roma, e poi l’inevitabile caduta: tradimenti, errori, vendette. E una guerra che è ancora in corso.
Così Giuseppe Scarpa è capace di costruire non solo un noir, ma una radiografia impietosa del potere nelle sue forme più rozze e reali. Laddove molti romanzi si rifugiano in metafore, lui mette nomi e volti, anche quando mascherati. La sua Roma è una città dove la legalità si arrende, dove la criminalità si mimetizza nei simboli dello sport e della passione collettiva. L’Olimpico diventa una trincea, e le curve uno snodo strategico per il controllo del territorio e del consenso. Con qualunque mezzo e a qualunque costo.
La scrittura è incalzante, pensata quasi per immagini. Frasi brevi, ritmo cinematografico, scene che sembrano tratte da un docufilm. Il lettore non respira mai: viene trascinato nella spirale del crimine, senza consolazioni o idealismi. Roma criminale non è un romanzo che cerca di spiegare: è un romanzo che mostra, che denuncia. E lo fa da dentro, con l’autenticità di chi ha letto verbali, ascoltato intercettazioni, visto cadaveri.
Il capitolo ZERO, che introduce la vicenda, è quasi mistico. Narra di un serpente a sette teste, metafora della capillarità della criminalità sul territorio, con ruoli definiti e mortali. Evidenziando come la testa della menzogna, nelle parole del suo autore “aveva il viso completamente truccato, così da non far capire quali fossero i suoi reali lineamenti, e spacciava come verità le opinioni personali, infettava le mani di chi aveva il dovere di raccontare i fatti”.
Così come anche lo stadio come similitudine per descrivere la Città Eterna, perché “Lo stadio è la perfetta sintesi di Roma, una lotta perenne tra praticità e grandioso splendore, in cui a prevalere, infine, è sempre una disordinata bellezza”.
Il risultato è un’opera disturbante e necessaria, carica di rischio e impegno sociale. Perché al di là della finzione, la Roma che Scarpa descrive è esistita, nella chiarezza delle cronache giudiziarie e in tutto quel mondo sommerso che la avvelena. E che purtroppo, senza alcun dubbio, continua a esistere.
Luca Losito
GIUSEPPE SCARPA
ROMA CRIMINALE – il romanzo
Newton Compton Editori
