Reputo vero che il talento di un attore si renda incontestabile quando egli riesce a farti dimenticare subdolamente che, quello a cui stai assistendo, altro non è che una menzogna autodenunciata.
Sostengo convintamente che quest’ultimo sia proprio il caso che ho riscontrato nello spettacolo “Un sogno in una notte di un’estate qualunque”, esito scenico della Scuola di Teatro della Città di Sassari, a cura di Arts Tribu e Faro’ Teatro.
Dopo minuti di fremente attesa arriva un’introduzione da me inaspettata, ovvero che gli attori non avevano mai recitato dinanzi ad un pubblico. Sebbene mi si fosse formato questo presagio di guaio, pronto a stringere i denti di fronte a qualche goffo scivolone, lo spettacolo si rivelò infine essere la cosa più distante da un pasticcio. Vi credo a tal punto che, ripensandoci ancora adesso, quel discorso iniziale non mi è sembrato altro se non una delle battute appartenenti alla rappresentazione.
Attesa un’altra manciata di minuti per raccogliere il silenzio, si comincia con una parata dei personaggi; personaggi che sono stati ripresi dalla commedia shakespeariana e cesellati in maniera da calzare gli attori che dovevano impersonarli. Già dal loro sfilare per il palco, ho potuto leggere la storia ed il carattere di ognuno di questi, potendo da subito indulgere in sensazioni di simpatia o di disprezzo, tanto il loro vestiario e il loro contegno erano curati. Ricordo nitidamente la figura del bizzoso spiritello Puck, il quale abbigliamento stravagante e sbarazzino mi suscitò subitamente un senso di antipatia e ambiguità.
Lungo il corso della rappresentazione, i sospetti sollevati dal costume avrebbero trovato confutazione con le doti recitative e prossemiche dei loro indossatori, come mi sovviene nel caso di Ermia: un’amante autentica sferzata da un vero è proprio capriccio del destino, manifestatasi attraverso un timbro di voce acuto e strillante e quei movimenti scattanti ma composti di una nobile fanciulla indispettita.
Il ritmo delle battute si è presentato incalzante, coinvolgente e dall’impostazione comica farsesca, accompagnato in giusta maniera da sbuffi, sospiri e spostamenti che contribuivano a rendere la scena “viva”. Cito qui i rapidi scambi di battute fra il carpentiere ed i soci, resi ilari daIl’alternarsi del tono puramente burlesco e di quello fintamente serio, che per tutto il loro momento sul palco hanno mantenuto non solo divertito, ma anche vigile il pubblico. I salvataggi e le improvvisazioni erano perfettamente mimetizzati con il contesto inscenato, e molte sono state largamente apprezzate dall’intera sala. Richiamo l’esclamazione frustrata, poi rivelatasi anche non prevista, di Lisandro durante la ricerca dell’avversario Demetrio nel bosco («Non si vede un c***o!») che fece esplodere gli spettatori, e me stesso, in una risata di pancia. Mi concedo anche di additare positivamente la cooperazione fra gli stessi attori, i quali – mi è stato riferito successivamente, poiché io non me ne accorsi sul momento – hanno saputo cavare d’impiccio i colleghi durante le battute e le scene più complesse.
