SASSARI – La Cavalcata Sarda 2025 sarà senza dubbio un’edizione da ricordare. Oltre ai dati, (60 gruppi, 22 formazioni di cavalieri con oltre 220 cavalli e 7 gruppi di maschere tradizionali), un clima soleggiato ma appena ventilato che ha agevolato sia il pubblico che tutti coloro che hanno sfilato. Tutto comincia con le moto della Polizia Locale, poi subito i Carabinieri a cavallo, poi la competenza di Giuliano Marongiu che ha guidato ogni passaggio con estrema professionalità e una sorpresa finale. Per tradizione i gruppi sfilano con il proprio Comune di appartenenza, la conclusione è stato invece un regalo speciale: un grande ballo con una coppia in rappresentanza di ogni gruppo, abbinato a un messaggio che ha commosso non pochi. L’applauso finale, con tutta la tribuna in piedi, è stato il giusto riconoscimento per questo segnale all’umanità – lo scriviamo senza retorica – e che ha interpretato perfettamente le parole del sindaco Giuseppe Mascia: l’unica parola utile in questo momento è PACE.
Tutto assolutamente perfetto. Organizzazione, sicurezza, ritmo…
Dice una spettatrice: Colori, mani giunte, danza. Il girotondo per la pace ha davvero chiuso il cerchio di una Cavalcata Sarda che resterà per sempre nel mio cuore. Per la prima volta l’ho vissuta per intero, dalle tribune, dall’inizio alla fine: una carrellata di cultura, tradizione e bellezza che ha riempito ogni angolo dei miei occhi e della mia anima, messaggi che fanno bene e fanno sperare. Il simbolo finale, con tutti i costumi uniti per la PACE, è stato un momento profondamente emozionante. Un’idea semplice ma potente, autentica, senza retorica e senza bisogno di parole. Ancora una volta: viva Sassari, viva la Sardegna!

Superata l’emozione del momento, l’Assessora alla Cultura, Nicoletta Puggioni, riesce ad esprimere con un post su Facebook le sue sensazioni: “È arrivato anche per me il momento di dire qualcosa sull’edizione 2025 della cavalcata sarda. Ci vorrebbe un fiume di parole per raccontare tutto ma in un post ne posso usare solo una: GRAZIE! Grazie alle associazioni che hanno sfilato, ballato e cantato, ai cavalieri in corteo e a quelli che hanno partecipato alle pariglie. Grazie a Giuliano Marongiu per la sua sapiente regia artistica e a Giancarlo Scarpa per l’organizzazione dell’ippodromo. Grazie ai musicisti e ai gruppi che hanno allietato le serate precedenti, a chi era presente e con entusiasmo ha partecipato a questa grande festa. Grazie a chi ha curato gli allestimenti di palchi, tribune e transennamenti, a chi ha garantito la sicurezza e il servizio sanitario, sia per le persone, sia per i cavalli, a chi ha gestito i suoni e le luci, a chi ha garantito la diretta televisiva, la comunicazione giornalistica e social, a chi ha preparato le brochure e la cartellonistica. Grazie a chi ha curato una bellissima mostra e a chi ha gentilmente messo a disposizione le foto. Grazie a chi ha garantito ogni aspetto relativo al transito delle auto e delle persone, la pulizia delle aree verdi e urbane, prima, durante e dopo la festa, a chi ha garantito il giusto apporto di energia elettrica e il supporto per gli allacci. Grazie a chi ha allestito le bancarelle e i chioschi e a chi ha fatto in modo che potessero farlo. Grazie alla Regione Sardegna, sempre attenta agli eventi identitari, a chi ha curato tutti gli aspetti istituzionali del comune di Sassari, ai consiglieri, agli assessori, ai dirigenti e ai dipendenti del comune, ciascuno impegnato a fare la sua parte per raggiungere il risultato. E un grazie ancora più grande a Marge, Filippa, Maria, Antonello, Titti, Carla, Daniele, Giorgio, Maria Grazia e Paola, perché senza il loro lavoro instancabile e la loro sapiente regia non si sarebbe potuto realizzare tutto questo. E infine grazie a Giuseppe Mascia, il nostro sindaco, che crede immensamente nel valore della Cultura e nel grande potenziale di Sassari. E ora non resta che iniziare a pensare alla 75^ edizione della cavalcata… però prima ci sono i Candelieri, Sassari estate, autunno, Natale, Capodanno, Carnevale, Pasqua…”.

Per concludere vale anche la pena citare le parole del collega Cosimo Filigheddu, che in un post sui social esprime concetti che difficilmente saremmo riusciti a pensare in maniera così puntuale ed esaustiva: “L’assessora alla Cultura Nicoletta Puggioni nei mesi prima di ieri sembrava il commissario Dreyfus della “Pantera rosa”, che quando gli nominavano l’ispettore Clouseau veniva aggredito da tic compulsivi. A lei accadeva se le nominavi la Cavalcata. Anzi, non era necessario, ché ci pensava notte e giorno senza che qualcuno gliela ricordasse. Raramente ho visto un amministratore assumere un compito con tale coinvolgimento pure personale. Ma al contrario di Dreyfus, che odiava Clouseau, lei dichiarava il suo amore per l’evento. Non so se anche per pulsioni identitarie, ma senz’altro come occasione davvero principesca (al di là delle storie di principi e atenei che ci hanno fatto ridere in questi giorni) per dare valore al centro cittadino. Ho l’impressione che la linea del Comune, pensata naturalmente con il sindaco Mascia e affidata all’assessora Puggioni, sia quella di fare della cultura il braccio armato della difesa di Sassari contro lo spopolamento non soltanto demografico ma anche economico e culturale. Tutte le iniziative, dal concerto di Capodanno a Monumenti Aperti, sembravano avere come scopo quello di portare tra le cinque porte storiche, nei quartieri ottocenteschi e nelle espansioni novecentesche di Porcellana, Cappuccini, Carbonazzi, Luna e Sole – e scusate quelle che dimentico – tutto il popolo risucchiato da Predda Niedda. Ma come farlo restare quando l’evento è finito? Sento parlare di progetti a più lunga scadenza rispetto al richiamo di un giorno. Ho orecchiato di incoraggiamenti all’edilizia di recupero, insediamento di piccole attività artigianali, ulteriore detassazione di quelle commerciali, valorizzazione e uso permanente di certi siti. Per esempio, non so se questa amministrazione che mi pare coltivi il concetto di futuro non soltanto immediatamente elettorale ma anche di quello che parla del destino di una città, avrebbe mai permesso rovinosi impoverimenti del centro urbano come gli abbandoni del palazzo del Catasto in via Roma, di quello dell’Inps di via Zanfarino, della Questura di via Coppino e di tutti gli altri giganteschi spettri dalla porte sbarrate e talvolta le finestre murate che un tempo facevano da ossigeno alla vita cittadina. Comprese le carceri di San Sebastiano, per le quali addirittura ai tempi dell’abbandono si parlava di demolizione a scopo parcheggi. Ecco, il parcheggio è stato per decenni il mito della rivitalizzazione del centro storico, come fu – negli anni Trenta fascisti e in quelli Quaranta e Cinquanta democratici ma altrettanto speculativi – per gli sventramenti del centro storico. Quelli portati a termine e quelli per fortuna soltanto pensati. Credo però che, una vota deciso cosa il Comune debba dare ai sassaresi, si tratterebbe anche di vedere che cosa i sassaresi possano dare a Sassari. A esempio i commercianti, un tempo parte fondamentale della classe dirigente e adesso categoria depotenziata da motivi storici e limiti soggettivi. Comincino loro a darmi un motivo per non prendere la macchina e andare a Predda Niedda anche per comprarmi una lampadina o un set di mutande (giusto per fare un’iperbole). E anche i cittadini comuni, compresi noi intellettuali puri che guardiamo nostalgici e sospirosi il reticolo medievale quasi intatto della città murata come fosse una cartolina, senza chiederci quanto sia difficile vivere e lavorare in quelle case e in quei sottani. Potrebbe essere un inizio di dialogo tra amministrati e amministratori”.

Grazie Uccio, Grazie Assessora Puggioni, Grazie Sindaco Mascia… GRAZIE SASSARI!

Luca Losito
FOTO: © Costantino Idini 2025 – TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Social Share Counters